I, l'implicito, è una categoria ontologica, non epistemica: descrive una proprietà fisica non attualizzata (per esempio, uno spin non ancora misurato), non un valore di verità già fissato che semplicemente ignoriamo, ma un'indeterminatezza ontologica reale, coerente con i teoremi di Bell contro le variabili nascoste locali.
I va tenuto distinto da N, il non-apofantico in senso stretto: N nasce dalla doppia negazione di un concetto negativo, un dispositivo introdotto per bloccare i paradossi da autoreferenza come quello del mentitore. I condivide con N la stessa posizione formale nell'algebra a tre valori, con lo stesso comportamento sotto negazione, ma il nome resta distinto: per non importare nel dominio fisico le connotazioni tecniche del dispositivo anti-paradosso, né viceversa.
Va distinta anche una terza categoria, puramente epistemica: l'ignoto. Un fatto determinato ma a cui non abbiamo accesso conoscitivo (per esempio, se pioveva a Roma un giorno preciso duemila anni fa) non è I, è ignoto: una valutazione sulla conoscenza, non sul valore di verità. I è ontologicamente aperto; l'ignoto è ontologicamente chiuso ma epistemicamente inaccessibile. Coerentemente, il collasso quantistico non è il disvelamento di un meccanismo nascosto: la stocasticità è fondamentale, non un'incognita da scoprire.
Vettori tra implicito ed esplicito
Le proprietà si comportano come vettori legati da una relazione asimmetrica tra uno stato I e uno stato esplicito, V: mai il contrario. Questo spiega cosa succede alle proprietà alternative non selezionate quando una si esplicita: restano non-realizzate: alcune restano I, ancora possibili in un contesto di misura diverso; altre diventano F, escluse strutturalmente dalla configurazione realizzata. È così che nasce ciò che chiamiamo matematica quantistica: gli stati di esplicitazione e implicitazione delle proprietà.