VI / XGμν

Gravità

La curvatura come risposta termodinamica: non una forza fondamentale, ma un equilibrio.

Questo livello mostra come la curvatura dello spazio (la gravità) emerga come risposta termodinamica ai cambiamenti nella stessa rete di entanglement che genera lo spazio. Se lo spazio è una mappa di quanto i gradi di libertà sono correlati tra loro, la sua forma non può essere fissa: dove quei gradi di libertà si concentrano in modo particolare, dove ci sono più proprietà "pesanti" con un peso ontologico alto secondo la regola di Born, la mappa si deforma.

In termini fisici, questo accumulo è ciò che chiamiamo massa-energia, e la deformazione della mappa è la curvatura dello spazio, cioè la gravità: una palla che cade non viene "tirata" da una forza, segue semplicemente la piega più diritta possibile in una mappa già incurvata.

Una concentrazione di peso ontologico deforma la mappa che, in questo modello, è lo spazio stesso.

Il modo in cui la mappa si incurva non è arbitrario, ma segue esattamente le equazioni di Einstein, e la ragione è termodinamica: l'argomento di Jacobson (1995), qui applicato all'entropia ontologica invece che a quella dei buchi neri: ogni minuscolo punto dello spazio si comporta come se avesse un piccolo orizzonte, con un'entropia proporzionale alla sua area. Applicando ovunque la legge base della termodinamica, l'unica curvatura compatibile con questo equilibrio, in ogni punto, è proprio quella descritta dalle equazioni di Einstein.

La gravità, quindi, non è una forza fondamentale come le altre: è un effetto collettivo e statistico, un po' come la pressione di un gas non è una forza che ogni singolo atomo conosce, ma la media del comportamento di moltissimi atomi: qui, di moltissimi gradi di libertà in entanglement che cercano un equilibrio tra energia e informazione.

La freccia del tempo

Da dove viene, esattamente, l'asimmetria per cui il tempo scorre in una direzione sola? Non da un ingrediente ulteriore, ma dalla stessa aggregazione introdotta nel primo strato. L'aggregazione non è né commutativa (combinare prima una proprietà e poi un'altra non dà lo stesso risultato di combinarle nell'ordine opposto) né associativa. La non commutatività distingue già un "prima" da un "dopo"; la non associatività impone un ordine irreversibile a ogni catena di aggregazioni: nessuna combinazione di operazioni permette di tornare indietro e riportare una proprietà dall'esplicito all'implicito. Questa stessa asimmetria, una volta che spazio e curvatura sono in campo, si manifesta fisicamente come la freccia del tempo.

Va detto onestamente che questo passaggio (la convergenza esatta della curvatura verso le equazioni di Einstein) resta, per stessa ammissione del progetto, una congettura motivata dall'analogia con Jacobson, non un teorema dimostrato in ogni dettaglio.